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Il comune di Alluvioni Piovera appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Alessandria

Storia

Alluvioni Cambiò

Il territorio di Alluvioni Cambiò si estende alla confluenza dei fiumi Tanaro e Po, tra le Province di Alessandria e Pavia. Il nome del paese capoluogo (un tempo le Alluvioni di Cambiò) e della sua frazione Grava (anticamente dato agli alvei abbandonati dai fiumi in riferimento alla voce celtica "grava": area ghiaiosa e al francese "gre've": greto) lega indissolubilmente la storia di questo borgo a quella dei corsi d'acqua che lo circondano. In tempi lontani nella zona dove oggi scorre il Rio Corsica si trovava l'alveo del Tanaro.
Il territorio a sinistra, che si estendeva fino al Po, veniva denominato "Campus Minatus" (minacciato); al di là del Po era chiamato "Campus Beatus" (beato) da cui Cambio, per gli intensi traffici esistenti nella zona o Cambiò, per i mutamenti provocati dalle acque. In questa regione, nel Medio Evo, sorgeva Sparvara, Capo feudo di cui è data testimonianza nell'"Actum in Sparvoario anno 1180" e nella Bolla di Papa Innocenzo III (1198) dove la stessa Sparvara e' menzionata come lembo estremo della Diocesi di Tortona. Le origini del luogo per alcuni sono tardoromane, risalenti al 276 d.c., per altri longobarde in base all'origine del nome stesso (Sparguara) che significa "casa del comandante ".
Un porto natante costituiva la principale via di transito per i traffici commerciali. Il borgo,fortificato,aveva una Pieve dedicata a San Marziano e un castello inespugnabile perchè sito tra due fiumi ; vi si recavano in villeggiatura i nobili pavesi e Carlo Magno vi alloggiò con il suo quartier generale quando pose l'assedio a Pavia.
Nel 1446 la duchessa Bianca Maria Visconti, vedova di Francesco Sforza duca di Milano "investiva il luogo ai signori conti di Sparvara in feudo onorifico con potestà di spada e di giustizia". Il casato si estinse nel 1768 e l'ultimo erede Paolo Torquato lasciò tutti i suoi beni all'ospedale San Matteo di Pavia. Rimasto vacante il titolo di conte, il re di Sardegna lo elevò a grado di principato donando quel lembo di terra al vescovo di Tortona in qualità di principe di Cambiò.
Il fiume Po costitui' per secoli una minaccia poiche´ abbandonando il suo letto sconvolgeva la fisionomia del territorio e spazzava via ogni forma di civiltà. Risale al 1716 una piena spaventosa che inghiotti' Sparvara e non risparmiò neppure Cambiò. Gli abitanti sopravvissuti all'alluvione devastatrice trovarono rifugio ai due lati del fiume, in particolare (sulla riva destra) presso un agglomerato preesistente di nome "Vulgo Alluvioni" (chiamato poi Le Alluvioni di Cambiò) composto da undici famiglie; il ricordo della tragedia si sarebbe cristallizzato proprio nel nome di questo abitato che di lì a poco si ingrandì fino a comprendere otto famiglie a Montariolo e quattro a Cocetta.
Con l'avvento della dominazione francese il Po segnò il confine tra i centri di Cambiò (a sinistra del fiume) e di Le Alluvioni di Cambiò (a destra) che venne assegnato alla Diocesi di Alessandria.
Il 18 marzo 1801 il territorio di Alluvioni Cambiò fu costituito in comune con municipalità propria; dipendeva dal dipartimento di Marengo e aveva sede amministrativa in Montariolo. In seguito al decreto di Dresda (20 luglio 1807) Napoleone I vi unì Isola Sant'Antonio, Schiavetti, Isola bella e Inferno resisi poi indipendenti nel 1818.
Il paese era attraversato da una strada napoleonica (detta "del Genovesato"), importante arteria che metteva in comunicazione Genova con la Svizzera attraverso il porto natante sul Po.
Nel 1819 Grava, anch'essa sorta sul terreno alluvionale abbandonato dal divagante Tanaro, entrò a far parte del comune. La popolazione che vi abitava in epoca pre-romana apparteneva alla tribù ligure degli Iriati, stanziata su quel tratto di terra bagnato dal fiume Iria (Scrivia).
In epoca longobarda una fitta boscaglia ricopriva la zona e fino al XVII secolo gli insediamenti abitativi, costituiti da capanna in paglia e fango, erano dislocati in prossimità delle acque; faceva eccezione il "palazzotto" di proprietà della famiglia Antona-Traverso nell'attuale località Mezzanino.
L'annessione del territorio gravese ad Alluvioni fu fisicamente favorito dallo spostamento verso nord del corso del Tanaro; fino a quel momento il borgo faceva parte amministrativamente di Bassignana ma come "possessione" dei nobili Bellingeri - De Rubeis, originari di Pavia. I marchesi furono celebri nella storia non solo per le imprese guerresche, come sembra indicare il loro stesso nome,ma anche per la disponibilità a lungo manifestata nel soddisfare le esigenze della popolazione gravese;alcuni membri si rivelarono insigni benefattori perche' concorsero alla fondazione della Parrocchia e le loro spoglie ancora oggi riposano sotto il pavimento davanti all'altare maggiore.
Il motto del casato "virtute duce, comite fortuna" (la virtù come guida, la fortuna come compagna) era simboleggiato nello scudo araldico esposto sulla facciata del palazzo, dimora locale della famiglia e su quella di un oratorio attiguo, dedicato a Sant'Anna.

Stemma

Scudo azzurro in campo amaranto fra due rami, sormontato da un cimiero ed inscrivente un timone; sotto,un nastro con la scritta "MUNICIPIO DELLE ALLUVIONI DI CAMBIÓ".
L'elmo in alto indica che anticamente si trattava di borgo fortificato; l'azzurro dello scudo ed il timone alludono all'antico porto fluviale di Sparvara; I due rami d'albero ai lati sono una fronda di quercia (a simboleggiare le terre più asciutte) ed una di ontano (a simboleggiare le zone più umide, non solo per i fiumi ma anche per le rogge che vi scorrono).

Piovera

Dagli studi del Prof. P. Peola (Alessandria, 1929) emerge che la storia pioverina affonda le sue radici già nei gruppi di Cristiani sfuggiti alle persecuzioni di Nerone (70 d.C.).
Ma è solo nell'arco dei quattro secoli successivi, prima del crollo dell'Impero Romano, che molti uomini della plebe di Roma ed ex-appartenenti alle legioni imperiali vengono qui per incrementare la produzione dei beni per l'immenso stato e per presidiare la terre dell'Impero, sempre meno sicure.
Infatti, dopo la caduta dell'impero Romano, e più precisamente dal 480 al 770 circa, il Paese della "Plovara" -come era denominata questa regione- attraversa momenti assai diffcili: la zona ospita forti contese tra gli invasori d'oltralpe (i Longobardi, i Franchi di Carlo Magno), specie per la sua vicinanza alla capitale del Regno Italico Pavia, che ogni fazione tenta di assediare.
E' Carlo Magno ad espugnare la città, nel 774, e ad associare il Regno Longobardo a quello Franco; a lui si deve l'intento di riportare ordine nelle cose civili e militari del regno e quindi anche il riassetto delle strade consolari e la costruzione di difese per la zona della Plovara.
Nascono così il "Castrum" di Piovera, quelli di Rivellino, Sale e Castelnuovo, ed attorno alla fortezza pioverina si sviluppa il centro abitato; le mura di cinta però non vengono mai terminate.
Il castello di Piovera, insieme a quello di Rivellino, viene potenziato nei secoli, specie durante il Ducato di Milano, e rimane efficiente fino al periodo della costituzione dei feudi.
Prima di essere feudo, Piovera resta "beneficio ecclesiastico" fino al periodo dei Comuni (1024-0313), quindi subentrano i nobili, cui susseguono la dominazione spagnola prima e il regno sardo-piemontese poi.


Queste notizie sono tratte dal libro "Piovera nei secoli, Piovera oggi", edito dal Comune di Piovera, di Carlo Palmo Taverna